Temi prioritari
Questo tema riguarda, da un lato, la configurazione politica e legale delle prestazioni sociali (come l’AI, le PC o l’aiuto sociale), che nella sua forma attuale è troppo poco efficace e non abbastanza rappresentativa della dignità umana, e, dall’altro, l’accompagnamento istituzionale delle persone in condizioni di povertà che riscuotono le prestazioni sociali. L’attuale rete di salvataggio va spesso di pari passo con un potenziamento del controllo, che limita l’autonomia dei diretti interessati; chi vive la povertà deve spesso anche affermarsi nei confronti di istituzioni pubbliche o private che fanno ingerenza nella sua libertà di azione tramite controlli serrati. Questo controllo può andare fino alla violenza istituzionale e si manifesta ad esempio in limitazioni e nella stigmatizzazione nell’ambito dell’aiuto sociale, nei limiti delle assicurazioni sociali e nel non ricorso a prestazioni. Anche la formazione degli specialisti ha un ruolo importante, poiché questi riproducono – spesso inconsapevolmente – modelli di stigmatizzazione esistenti. Il punto di vista delle persone con esperienza di povertà è particolarmente prezioso in questo contesto, perché permette di adottare, sulle lacune del sistema, su ipotesi che non funzionano e sull’impostazione concreta dei vari accessi, un’ottica diversa da quella degli specialisti.
Discriminazione sociale e stigmatizzazione
Le persone con esperienza di povertà sperimentano una situazione sminuente a livello sociale, che si concretizza nel modo in cui si parla e si racconta della povertà. Questa «svalutazione» si manifesta in disprezzo, vergogna ed emarginazione, e porta a una povertà «esistenziale», in cui i diretti interessati hanno difficoltà a trovare il proprio posto nella società, come pure a una povertà sociale e, talvolta, anche alla violenza. Spesso la politica non prende sul serio le persone in condizioni di povertà, e la povertà resta un tabù legato a stigmatizzazione; una delle conseguenze è che le prestazioni non vengono riscosse per vergogna. Per questo tema sono fondamentali l’adozione di un linguaggio adeguato nella gestione della povertà, come pure la questione delle pari opportunità e dei pregiudizi nei confronti delle persone in condizioni di povertà. In questo caso la voce delle stesse persone con esperienza di povertà può risultare particolarmente efficace: se sono loro a parlare delle proprie esperienze di discriminazione e a esprimere ciò di cui avrebbero bisogno, l’impatto è diverso rispetto a quando un’ONG lo fa a loro nome.
Povertà e salute
I danni alla salute e l’accesso all’assistenza sanitaria sono determinati da motivi strutturali, anche se nel dibattito pubblico si parla nella maggior parte dei casi di responsabilità individuale. Il nesso tra povertà e salute è in linea di massima noto, ma viene discusso in modo poco differenziato, mentre l’accesso alle prestazioni sanitarie e i costi del sistema sanitario potrebbero acquisire sempre più importanza nei prossimi anni, non da ultimo perché studi recenti accusano le persone più povere di andare troppo spesso dal medico, e chiedono quindi una maggiore partecipazione finanziaria. A essere particolarmente interessata è la salute mentale: in Svizzera, circa 1 persona su 4 si trova in una situazione in cui coesistono trattamenti psichiatrici, malattie psichiche e povertà. Ciò comporta anche questioni concernenti i premi e la tutela dei consumatori, nonché l’esigenza di non abbandonare le persone in caso di infortunio o malattia di lunga durata.
Diritti e accesso alla giustizia
L’accento è posto sui diritti individuali e sui diritti universali, che spesso in situazioni di povertà non vengono riconosciuti o di fatto non trovano applicazione. In questo caso, anche lo Stato ha dei doveri; occorrerebbe adeguare di conseguenza i diritti esistenti, tra cui l’accesso paritario ai diritti, come pure alla consulenza e alla difesa legali. Questo tema include anche la politica d’integrazione, nonché la situazione e le opportunità dei rifugiati. Una forma particolare di povertà è la «povertà giuridica», ovvero la mancanza o la limitazione dell’accesso alla difesa dei propri diritti, che si manifesta ad esempio in limitazioni presso le assicurazioni sociali e l’aiuto sociale o in questioni legate ai premi e alla tutela dei consumatori. Ciò implica la richiesta di un adeguamento generale delle leggi federali concernenti la povertà e il trattamento di temi che interessano le persone persone in condizioni di povertà.
